I volontari del CAI di Isola del Gran Sasso e Pietracamela

presso il Campo Base di Sassa

ed  il Campo di Poggio Santa Maria

28 aprile-5 maggio 2009

7 luglio-14 luglio 2009



I volontari della Sezione di Isola e della Sottosezione di Pietracamela martedì 28 aprile alle 8 del mattino hanno dato il cambio agli amici della Sezione di Pescara, sotto una pioggia insistente e fredda che rendeva i campi delle tendopoli umidi e fangosi. Un rapido passaggio di consegne, un veloce saluto ai soci che smontano e subito al lavoro nei campi periferici delle frazioni di Pagliare di Sassa, Genzano di Sassa e Poggio Santa Maria. L’impatto emotivo è forte: tutti alloggiano in tenda, roulotte o prefabbricati di vario genere da quasi un mese. Freddo, umidità, fango e servizi igienici decenti ma non certo confortevoli sono alcuni dei disagi materiali che la popolazione deve accettare da settimane, ma queste difficoltà quotidiane son poca cosa rispetto alla paura per la terra che continua a scuotersi e lo smarrimento per tanto sconvolgimento che si legge negli occhi di tutti,  soprattutto degli anziani.

Ma è tangibile anche la grande dignità del popolo aquilano in fila alla mensa del Campo Base, il coraggio di voler al più presto riprendere in mano la propria vita, la forte volontà di riprendere le attività quotidiane.

Dopo poche ore di lavoro ai Campi delle frazioni abbiamo notizia che al campo Base cercano con urgenza un aiuto per la mensa, che in questi giorni produce pasti anche per 1600 persone. Decidiamo di scendere dai campi di Genzano e Pagliare dove i paesani si sono ben organizzati e si autogestiscono, mentre a poggio Santa Maria una situazione meno facile richiede l’opera organizzatrice risoluta ed energica di Giusy.

La mensa del Campo Base di Sassa è fornita di attrezzature industriali (forni enormi, brasiere, pignatte da molte decine di litri, cella frigorifera e tutto ciò che serve ad una grande mensa comunitaria) fornite dall’Associazione Nazionale Alpini del Trentino, presente fin dai primi giorni dell’emergenza. Al fianco dei trentini c’è un’affiatata squadra dell’A.N.A. di Feltre cui seguirà il nucleo di Verona, tutte persone da avere d’esempio per efficienza e cordialità, spirito di sacrificio e grandissime capacità di lavoro. Un gruppo di volontari di elevata preparazione e con una grande motivazione che ha il compito di fornire i pasti a 500 persone alloggiate nelle tende del Campo e delle immediate vicinanze, più altri 700 pasti per i Campi periferici, uno ogni frazione di Sassa; in aggiunta ha anche in carico i pasti di circa 50 agenti del carcere di massima sicurezza delle Costarelle. Ma pare che si sia sparsa la voce della buona qualità del cibo e in questi primi giorni molte alte persone si spostano per mangiare a Sassa anche da altre località, si arrivano quindi a fare anche 1600 pasti a pranzo ed altrettanti a cena.

Per questo gli alpini accolgono il nostro gruppo con sollievo e cordialità quando ci affianchiamo a loro negli svariati compiti all’interno della cucina, alloggiata in modo spartano ma molto funzionale sotto tendoni e teli. Non fosse per la situazione forzatamente drammatica l’impressione è quella di un grande campeggio collettivo, dove l’unico riparo è la tela delle tende e tutti vi si adattano con buona volontà.

Quattordici, quindici ore di lavoro serrato al giorno: pentole da lavare, quintali di pasta da cuocere e di patate da sbucciare, enormi pignatte di sugo, verdure, polpette. Teglie e teglie di frittate come una catena di montaggio, decine di carré di maiale da disossare, tagliare, battere e cucinare, decine di filoni di pane da affettare, centinaia di sorrisi e parole gentili per sollevare il morale e strappare altri piccoli sorrisi. Perché il compito di tutti non è solo e semplicemente sfamare gli sfollati, ma soprattutto comunicare affetto e calore a chi vive giorni di grande angoscia e disagio.

E’ stata una grande esperienza, faticosa ma estremamente gratificante: lavorare al fianco di persone tanto diverse per provenienza, cultura, estrazione sociale è stato facile, naturale e spontaneo, bellissimo.

Ognuno si dava da fare, sempre e comunque, cercando con volontà e piacere di occupare ogni momento della propria giornata, mai fermi a guardare gli altre fare, ma sempre pronti ad affiancarsi. E’ una bella cosa vedere di cosa si è capaci di fare con una forte motivazione ideale. In una settimana di lavoro al campo non ho mai visto persone evitare un compito o risparmiarsi una fatica, ho visto solo uomini e donne decisi a dare il massimo di se in servizio agli altri.

Bellissimo e profondamente commovente.

Come è stato commovente salutarsi l’ultimo giorno: il rito della foto di gruppo all’ingresso della tenda mensa sotto la bandiera ripetuto più volte dal mattino fino all’ultimo furgone in partenza, foto su foto, ognuno scattava con la propria macchina immortalando abbracci di commiato di una tenerezza imbarazzante tra omaccioni barbuti e pennuti come gli alpini, abbracci ripetuti e ancora di nuovo, a confermare la difficoltà ed il dispiacere nel distacco.

E l’omaccione più omaccione di tutti, due metri e passa di mole, mani come badili, sosia alpino di Braccio di Ferro o meglio del suo antagonista Bruto, gigante veneto di poche parole che piegandosi verso le nostre modeste altezze ci ha abbracciato tutti da spezzarci il collo, la voce incrinata e piangendo a fontana, le lacrime che ci bagnavano il collo e le guance, commosso come un bimbo buono. E’ bastata una settimana di lavoro insieme in una cucina e la commozione solo al ripensare a quei saluti ancora adesso ci stringe le viscere. 

Tutto il nostro gruppo di volontari è rimasto molto impressionato dalla Protezione Civile e in particolare modo dai NU.VOL.A (Nuclei Volontari Alpini) composti da ex alpini e loro simpatizzanti raccolti dall’A.N.A., tanti giovani accanto a molti pensionati che hanno una motivazione altissima e un grande spirito di solidarietà, che li rende infaticabili ed efficientissimi nell’aiuto che portano. Tutti i nostri “colleghi di una settimana” hanno un posto nel nostro cuore, sono amici che ricorderemo con nostalgia ed affetto, augurandoci di poterli rincontrare sulle montagne del Trentino, del Veneto o sul nostro Gran Sasso.

Ricordiamo chi sono gli alpini dell’A.N.A. e quel che hanno fatto per l’Aquila e gli Aquilani, ricordiamolo e sentiamoci oggi e sempre vicini e amici. 

In questa settimana di intenso lavoro quel che abbiamo avuto è di certo molto ma molto di più di quel che abbiamo dato; siamo cresciuti enormemente grazie a questa esperienza e di questo siamo grati alla gente di Sassa e delle sue frazioni, agli amici dell’ANA di Feltre, Trento e Verona, persone splendide nella loro generosa, incondizionata solidarietà. 

In conclusione da tutti noi va l’augurio alla gente di Sassa e dell’Aquila di superare tutto ciò nel minor tempo possibile e di ritornare presto ad abitare le loro case, nella speranza di rivederci presto. 
 

Volontari: Giuseppina Casali (Sezione di Isola del Gran Sasso)

         Nino Carlini (Sezione di Isola del Gran Sasso)

         Massimo Di Giacomo (Sottosezione di Pietracamela)

         Marco Flammini Minuto (Sottosezione di Pietracamela)

         Ai Hashimoto (Sottosezione di Pietracamela)

         Claudio Piersanti (Sottosezione di Pietracamela)

         Luca Mazzoleni (Sottosezione di Pietracamela) 

Corrado Colantoni, Presidente della Sezione di Isola del Gran Sasso, con le sue visite pressoché giornaliere ha tenuto i contatti, rifornito di generi alimentari e sostenuto l’azione di tutti. 
 
 
 

           Luca Mazzoleni