1)
Corno Piccolo m. 2.655 la Normale dai Prati di Tivo per il rifugio Franchetti e la Sella dei Due Corni.
Il Corno Piccolo è una delle poche cime dell’Appennino riservata ad alpinisti ed escursionisti esperti ed ben attrezzati. Centinaia di vie di arrampicata di ogni difficoltà ne scalano le pareti di magnifico compatto calcare e ben due delle ferrate più belle dell’Italia Centrale ne facilitano la salita.
Ma vi è anche qui una Via Normale che fortunatamente permette anche ai meno esperti di raggiungere la cima senza bisogno di set da ferrata, mescolando così sotto la croce di vetta alpinisti bardati di tutta la loro ferraglia ad intraprendenti famigliole di escursionisti. Facile quindi questa Via Normale, ma non banale e non da sottovalutare: ad inizio stagione alcuni nevai la possono rendere insidiosa e da non intraprendere in caso di tempo incerto, quando i temibili temporali estivi battono violenti la montagna.
Località di partenza: Prati di Tivo 1465 m
Dislivello: in salita dalla Madonnina 800 m
Tempo di salita: ore 2.45/3.30 dalla Madonnina; ore 4.30/5.00 dai Prati di Tivo
Difficoltà: EEA, con passaggi di I e II grado. Consigliabile il casco.
Cartografia: Gran Sasso, CAI Aquila; Gran Sasso, edizioni il Lupo.
ACCESSO
Dalla SS. n°80 L’Aquila-Teramo al bivio di Ponte Arno si sale lungo la provinciale a Pietracamela ed ai Prati di Tivo.
SALITA
Dai Prati di Tivo si prende la nuova cabinovia per la Madonnina 2028 m. In alternativa al mezzo meccanico potete percorrere la strada che dal piazzale sale al campeggio e prosegue alla sella di Cima Alta, chiamata anche del Laghetto o Balcone e senza nome sulla carta. Qui una stradina sale verso sud, attraversa un prato ed incrocia perpendicolarmente una strada sterrata che va verso un grande crocifisso e si porta sul crinale dell’Arapietra, seguendolo integralmente. Dopo un breve tratto più ripido il sentiero si fa comodo ed oltrepassa i ruderi dell’ Albergo Diruto 1896 m (costruito prima dell’ultima guerra mondiale e mai inaugurato). Si continua per il largo crinale dell’Arapietra e si arriva alla stazione superiore della cabinovia della Madonnina (ore 1.00). Dalla seggiovia l’itinerario prosegue, difficile a smarrirsi, per la cresta verso le balze rocciose del Corno Piccolo: si evita in prossimità di un tornante un bivio a destra che va alla Ferrata Ventricini e si continua entrando nel grandioso Vallone delle Cornacchie attraverso il Passo delle Scalette. Superato il Passo si è nel Vallone delle Cornacchie, chiuso ai lati dalle incombenti pareti dei Due Corni e sospeso a valle sulle dolci colline dell’Abruzzo teramano. La mulattiera si snoda tra i giganteschi massi di antiche frane fino ad un punto in cui il vecchio muro in pietra a secco ha ceduto e la pista si fa più stretta: qui un cavo d’acciaio fa da mancorrente per aiutare i meno esperti. Oltre la Corda Fissa il sentiero sale deciso a svolte rapide e fitte, prendendo rapidamente quota nel Vallone. Dopo innumerevoli tornanti ecco apparire prima la bandiera e subito poi il rifugio Franchetti 2433 m (ore 1.00 dalla Madonnina).
A monte del rifugio il sentiero prosegue e sale fin sotto il colle tra il Corno Grande e il Piccolo: poco sotto il valico un bivio: ora a destra per il Corno Piccolo fin sulla panoramicissima Sella dei Due Corni 2547 m (ore 0.20 dal rifugio). Dalla Sella ci si abbassa nel Vallone dei Ginepri sulle ghiaie, mantenendosi presso la base delle assolate pareti delle Fiamme di Pietra (attenzione ai sassi che dall’alto le cordate impegnate ad arrampicare potrebbero involontariamente far cadere). Alla base dell’elegante Campanile Livia si ignora il bivio a destra per la ferrata Danesi, proseguendo a scendere per il sentiero Pier Paolo Ventricini; dopo un centinaio di metri ecco un secondo bivio: qui lasciate andare verso valle il Ventricini (che diventerà poco oltre via ferrata) e seguite a destra le indicazioni pitturate sulla roccia per la Via Normale al Corno Piccolo. Ora per facili roccette si oltrepassano vari canali, salendo e scendendo su roccette con difficoltà massime di secondo grado e poco esposte sul vuoto, tagliando tratti più friabili e ghiaiosi e con un passaggio insolito dentro un piccolo tunnel tra un masso incastrato ed il fondo del canale. Il sentiero prosegue sempre segnato di bianco rosso e arriva a sbucare su una selletta sul culmine della Prima Spalla del Corno Piccolo (ometto). Da qui salire a destra, guidati dai bolli CAI e da vari ometti, costeggiando un profondo e inconfondibile crepaccio nella roccia fino ad incrociare la via Danesi e quindi arrivare sulla aerea e panoramicissima vetta del Corno Piccolo 2633 m (caratteristica e malferma croce metallica di tubi innocenti, ore 2.45/3.30).
DISCESA
Lungo la via di salita.
2)
Corno Piccolo m. 2.655 via ferrata Danesi
E' l'itinerario più frequentato per salire in cima al Corno Piccolo. Riattrezzata
nell'estate 2001 con intervento dell'Ente Parco Gran Sasso-Laga.
Dislivello m. 180, difficoltà EEA (ore 1.15) Dalla Sella dei Due Corni m.
2.547 si scende nel Vallone dei Ginepri e, costeggiando la base del Campanile
Livia, si scavalca un forcellino. Si attraversa il canale Danesi che delimita
a Nord le Fiamme di Pietra. Si continua per ghiaie oltrepassando crestine
e canali verso il caratteristico monolito della Torre Cicchetti (visibile
in alto). Si sale il canale che porta al forcellino tra la Torre Cicchetti
e la Prima Anticima Sud del Corno Piccolo: è questa la piccola parete attrezzata
con corde fisse e due scalette. Dopo queste, si passa sotto un masso che
forma un caratteristico buco (è possibile aggirarlo a sinistra, III). Giunti
in cresta, si seguono i segnali traversando sul versante Est; si perviene
ad un forcellino, si supera un risalto con una corda fissa e, ancora seguendo
la cresta, un'altra corda fissa porta poco sotto la vetta che in breve si
raggiunge.
(Dalla Guida del Gran Sasso CAI/TCI dei Monti d'Italia di L. Grazzini e
P. Abbate).
3)
Corno Piccolo m. 2.655 per la cresta Nord/Est
Bellissima e panoramica cresta, salita non impegnativa ma di grande respiro
con le difficoltà concentrate nel superamento del primo salto.
Sviluppo 500 m. Difficoltà AD- con passaggi fino al IV- (ore 1.30-6).
Dalla Madonnina si salgono i ripidi pendii erbosi un po' a destra del filo
di cresta; lasciati a sinistra dei muretti rocciosi si arriva sotto il primo
risalto, un terrazzo che si affaccia sul Vallone delle Cornacchie. Si attacca
a sinistra del filo di cresta a m. 2.330 circa, percorrendo una specie di
canalino/camino che si restringe e guadagnando la sommità del primo salto
per una fessura (da III a IV-; questo salto può essere evitato traversando
a destra sotto la parete, salendo ad un forcellino e prendendo a destra
un canalino con erba che riporta a sinistra in cresta, I+).
Il secondo salto si supera per un camino 2 m. a destra del filo di cresta;
quindi scalando un diedro, superando un blocco ed una breve parete (III+)
si giunge su una larga terrazza a m. 2.410. Segue un tratto ripido che porta
sul primo spallone (tratto orizzontale della cresta); sempre per cresta
con un altro tratto ripido, tenendo la destra, cioè sul versante Nord, ci
si porta sulla sommità dell'anticima Nord m. 2.585. Si scende (sulla destra)
all'intaglio che la divide dalla vetta; quindi per placchette (da II a III-)
in ascesa obliqua sul fianco destro (Nord) fino in cima.
(Dalla Guida del Gran Sasso CAI/TCI dei Monti d'Italia di L. Grazzini e
P. Abbate).
4)
Corno Piccolo m. 2655 Monolito, via Di Federico-De Luca (1980)
La via
ha difficoltà TD con passaggi fino al V+, sviluppo m.180, (ore 1.30-3.30).
L'attacco è sulla grossa cengia a mezzaluna sotto lo scudo compatto del
Monolito. Ci si sposta all'estremità sinistra della cengia, dove un enorme
lastrone è appoggiato alla parete e forma sulla destra una fessura larga.
Risalire la fessura fino in cima al lastrone (V, 20 m; è anche possibile
raggiungere questa sosta percorrendo un caminetto sulla sinistra, II). Si
traversa a destra sulla placca inclinata sottostante il tetto ( IV+, cavetto
d'acciaio, ch), si punta al bordo del tetto (V-) ed entrati nel diedrino
che questo forma sulla destra, si raggiunge uno scomodo punto di sosta (15
m. dal cavetto, in tutto 35 m.). Proseguire a sinistra per una rampetta
(V, ch), oltrepassare un spigolo (passo di V+, ch), continuare a traversare
a sinistra fino ad un cavetto d'acciaio e, per una fessura a sinistra ed
una placca, raggiungere una comoda sosta con clessidra e chiodo (25 m).
Dritti per placca (V-) fino ad una fessura che in alto fa arco, risalirla
(V, ch) superando in alto una pancetta verso sinistra (V+, cless.) e per
placche alla sosta, la penultima della via del Monolito (40 m). Di qui per
canaletti e caminetti non difficili (III e IV), con uno o due tiri si esce
in vetta.
(Dalla Guida del Gran Sasso CAI/TCI dei Monti d'Italia di L. Grazzini e
P. Abbate)
5) Corno Piccolo m. 2655 Monolito, via Manuela (P. Iannetti e E. Sila, 1974)
La via ha sviluppo m.140, difficoltà TD+, con passaggi fino al VI e A (ore
2-3.30).
La scalata si svolge sullo spigolo arrotondato che costituisce il margine
sinistro dello scudo roccioso. Bell'itinerario, nella relazione è descritto
con la consigliabile variante Iannetti. La via è stata attrezzata nel 1999
con fix e catene alle soste sostituendo le vecchie protezioni, rimane un
itinerario da montagna e non da falesia.
Raggiunta la cengia sottostante lo scudo roccioso del Monolito ci si sposta
a sinistra alla base di un caminetto formato da un grosso blocco staccato,
qui è l'attacco. Si scala la paretina sovrastante (fix), portandosi a sinistra
(tratto A oppure VI-, fix), si supera una placca inclinata fin sotto un
muretto (sosta); salirlo e percorrere dapprima un diedro e traversare netto
a destra a prendere una bellissima placca in piena esposizione (15 m. V+,
passo di VI fix e clessidre) fino alla sosta appesa sopra una grande scaglia.
Traversare a sinistra lungo la scaglia e salire per via evidente la placconata
sovrastante per via evidente fino alla sosta in cima al pilastro. Percorrere
la vetta del pilastro fino ad una comodo terrazzo sotto uno strapiombo ove
si sosta. Portarsi a destra sotto un diedro strapiombante che si affaccia
sulle placche del Monolito; salirlo (10 m. A oppure VI, fix) ed usciti su
terreno più facile si trova la sosta: da qui pochi metri facili per raggiungere
la vetta o doppie attrezzate lungo la via o nel canale dell'Immondezzaio.
(Relazione aggiornata sulla base di quella della Guida del Gran Sasso CAI/TCI
dei Monti d'Italia di L. Grazzini e P. Abbate)
6)
Punta dei Due (Corno Piccolo) via Gervasutti allo sperone Sud
La via si svolge appena a sinistra del monolitico spigolo del torrione.
Salita classica, elegante, con un passaggio rimasto a lungo uno dei più
difficili del Gran Sasso.
Sviluppo m. 120. Difficoltà TD-, con passaggi fino al VI- (ore 1.30-2.30).
Dalla Sella dei Due Corni si raggiunge l'attacco che si trova nel Vallone
dei Ginepri, appena a sinistra della verticale dello spigolo. Diedri e paretine
formati da blocchi portano su di un terrazzino due metri a destra di una
spigolo; sopra la parete si fa verticale (50 m. IV-). Si aggira a sinistra
lo spigolo, si sale dritti 8 m; giunti sul filo dello spigolo (arriva direttamente
del terrazzino una variante) si sale per scaglie ad una cornice (25 m. da
IV a V-). Si sale 5 m. verso destra a un terrazzino, poi su uno sperone
(ch); si traversa 3 m. a sinistra, poi dritti, e obliquamente a destra in
esposizione fino ad una sosta su un terrazzino (tratto VI-). Si superano
salti rocciosi e si arriva in vetta.
(Dalla Guida del Gran Sasso CAI/TCI dei Monti d'Italia di L. Grazzini e
P. Abbate).
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