Pizzo San Gabriele 2214 m: il Vallone di San Pietro
Il versante teramano della catena orientale del Gran Sasso è il più selvaggio ed aspro di tutto il massiccio: tutte le gite che salgono a queste cime da nord sono faticose ed impegnative e questa, seppur dal dislivello non eccessivo, non fa eccezione. L’itinerario non è segnato e necessita impegno ed esperienza nel seguire l’antico sentiero; in più la parte terminale del Vallone di San Pietro presenta tratti ripidi, pericolosi con terreno gelato o innevato. E’ una gita davvero bella, poco frequentata ed in ambienti severi ed impressionanti, riservata ad escursionisti esperti che desiderino scoprire gli angoli più reconditi del Gran Sasso.
Attenzione: questa gita è da evitare finché perduri il pericolo delle valanghe che precipitano fino al bosco dalle alte cime che incombono su tutto il Vallone, minaccia presente fino a primavera inoltrata. Anche la nebbia rende molto difficile l’individuazione dell’itinerario nella parte alta del Vallone.
Località di partenza: strada che da San Pietro sale alla Macchia di San Pietro 1100 m
Dislivello: 1100 m
Tempo di salita: ore 3.00 Tempo di discesa: ore 2.00
Difficoltà: EE
Esposizione: nord, nord/est
Cartografia: Gran Sasso, CAI Aquila; Gran Sasso, edizioni il Lupo. Itinerario segnato sulla carta ma non sul terreno.
ACCESSO
Dal casello San Gabriele-Colledara dell’A24 Roma-Teramo si arriva ad Isola del Gran Sasso, poi per Pretara, qui a destra per San Pietro. Dal paese si prende la strada che, nei pressi del Centro delle Acque del Parco, sale ben asfaltata, prima accanto delle grandi opere idrauliche in galleria, poi fino a quota 1100 circa. Qui la strada diviene a fondo naturale ed è opportuno lasciare l’auto nei pressi di un tornante che svolta a destra.
SALITA
Si segue la comoda strada nel bosco, in un primo momento accompagnati dai segni del sentiero dei Quattro Vadi, ma lasciandoli presto per andare dritti, seguendo invece a sinistra la strada principale, che con vari tornanti risale nella Macchia di San Pietro tra gli alti faggi e i piccoli abeti di un rimboschimento. Si arriva così, seguendo la sterrata su un largo crinale boscoso, ad un malmesso rifugio per i pastori, edificato al limite del bosco in bella posizione panoramica, 1450 m (ore 0.50). Dietro il rifugio una pista taglia il bosco verso il visibile Pizzo San Gabriele, attraversa una ripida radura ed una breve fascia di faggi maltrattati dalle valanghe,quindi prosegue a mezza costa entrando nel Vallone, 1500 m circa. Ora l’antico sentiero di pastori sale a svolte, nascosto dalla falasca (la dura erba degli alti pascoli), tenue traccia da seguire con attenzione. Si sale lasciandosi sulla destra i ruderi di un vecchio stazzo in pietra, si attraversa il fondo del fosso e si continua tra l’erba, incontrando i resti di un altro piccolo ricovero per le pecore (sotto una roccia una piccola panca in pietra testimonia la vita misera dei pastori di una volta). Il sentiero continua sempre esile ma visibile ad un occhio attento ed esperto, collegando tra loro diversi minuscoli e diruti ricoveri ricavati sotto i massi precipitati dai versanti soprastanti, dirigendosi verso la testata del Vallone, dove sembra che le rocce sbarrino il passaggio. Provvidenziali cominciano ad apparire minuscoli bollini gialli, che indicano la giusta via su un terreno che si fa via via più ripido e roccioso, rimanendo comunque abbastanza facile e tutto sommato comodo. Il sentiero va su diretto (ignorare una traccia che su ghiaie attraversa sotto le rocce a sinistra) e finita la zona rocciosa sale per un ripido pendio erboso, dove il cammino è reso più sicuro dai gradoni delle zolle (tratto pericoloso se gelato o innevato e dall’orientamento molto problematico con nebbia). Superato l’ultimo ostacolo si esce sul crinale sommitale con grande vista su Campo Imperatore ed il Corno Grande. A destra in pochi minuti si raggiunge la cima del Pizzo San Gabriele 2214 m (targa votiva del Santo; ore 3.00)
DISCESA
Lungo la via di salita, con le precauzioni del caso.